
Provate a immaginare quale sarebbe stato l’undicesimo comandamento. Siamo diventati tutti spreconi. Terribilmente spreconi. Per i motivi più svariati: abitudine, indifferenza, distrazione. O anche miopia e vizio. Viviamo con l’orologio sincronizzato nel tempo della società «usa e getta» e siamo ossessionati da uno stile, ormai diventato naturale, che si traduce nella cancellazione della parola sobrietà, considerata fuori moda, e nello sperpero di cose tangibili, dalle risorse naturali al cibo, e di beni immateriali. I più importanti, quelli che non hanno prezzo, non si trovano sul mercato, eppure ci appartengono come parte integrante della persona umana. La vita (e il suo dopo, cioè la morte), la salute, la bellezza, il tempo, le parole, il talento. La lotta contro lo spreco, che cova come un serpente dentro ciascuno di noi, è affidata allo sforzo di alcune minoranze. Magari anche di singole persone, forti e coraggiose. Sono loro che invocano e praticano il dittico «Non sprecare».
Già uscito per le Edizioni Einaudi nel 2008, ora è di nuovo in libreria nella sua versione Tascabile
Hanno scritto:
In tempi di crisi serve una nuova sobrietà: Antonio Galdo la declina
Paola Coppola, La Repubblica
Un manuale di vita quotidiana e una riflessione profonda sul valore della persona
Gianfranco Fabi, Il Sole 24 Ore
Un libro che tutti dovrebbero leggere
Carlo Sgorlon, Il Gazzettino di Venezia
Una denuncia profetica e un invito alla speranza
Gennaro Matino, Il Mattino
Un bel libro, per raccontare l’undicesimo comandamento
Umberto Brindani, Style-Il Corriere della Sera
Non sprecare, nuovo precetto per tutti noi
Marina Roscani, Il Corriere Adriatico

