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Ho Chi Min City – Dolce Vietnam\2. La metropoli degli affari e della memoria

Ho Chi Min City. Che cosa resta della guerra del Vietnam? Poco, quasi nulla, se pensiamo ai sentimenti nazionali di un popolo che, anche per la sua giovane età, è tutto proiettato in avanti, verso il futuro e il miraggio del benessere occidentale. Tanto, tantissimo, se esploriamo il luogo-simbolo di quella guerra, le gallerie di Cu Chui, nell’area metropolitana di Ho Chi Minh City, ex Saigon, dove le ragioni della clamorosa sconfitta americana, ancora oggi, diventano molto chiare. Grazie a questa straordinaria rete di 250 chilometri di gallerie, in parte costruite già alla fine degli anni Quaranta per combattere l’esercito francese, i vietcong sono stati capaci di piegare la potenza militare degli Stati Uniti e di stupire il mondo per il loro eroismo. Le gallerie, strette e con percorsi a serpentina, sono realizzate a strati: in quello più basso si trovavano gli alloggi dei soldati e poi, salendo, i locali comuni (dalle mense alle sale riunioni) fino al percorso per la fuga. Gli americani usarono qualsiasi mezzo per stanare i vietcong: dagli attacchi terrestri con migliaia di soldati ai bombardamenti liberi e con armi chimiche, dalla distruzione di interi villaggi agli incendi con benzina e napalm. Fu tutto inutile. Grazie alla disposizione a rete delle gallerie, e alla capacità dei vietcong di attraversarle, l’esercito vietnamita divenne invisibile e riuscì a piegare l’avversario a colpi di escursioni notturne e di fughe sottoterra. Nella zona morirono oltre 6mila soldati vietnamiti, dei 16mila dislocati lungo le gallerie, che oggi sono ricordati come degli eroi nazionali, perché riuscirono con la loro abilità a ribaltare un pronostico militare già segnato. Qui, nelle gallerie di Cu Chui ancora perfettamente integre, si è decisa la guerra del Vietnam e si è chiusa una pagina di storia mondiale. Oggi Ho Chi Minh City, capitale della repubblica del Vietnam dal 1956 al 1975, è soltanto la più importante metropoli commerciale del paese, dove il boom economico si respira ogni giorno con l’aumento delle motociclette e delle auto che intasano le strade. I mercati della città, per esempio, sono meravigliosi. In quello all’aperto di Huynh Thuc Khang, nella zona di Dong Khoi, si trova di tutto, a partire da qualsiasi gadget elettronico a buon mercato. Per le spezie, le verdure, i dolci, i capi di abbigliamento (a partire dai tipici cappelli conici e dall’ao dai, l’abito simbolo del paese) il luogo ideale è invece il mercato di Ben Thanh, in concorrenza con quello di An Dong, per i prodotti made in Vietnam, e di Binh Tay, un capolavoro di architettura cinese, per gli acquisti all’ingrosso. Così la cucina, che a Ho Chi Min tocca vette uniche per raffinatezza e genuinità: ogni quartiere, ogni strada, ogni condominio, è circondato da ristoranti di ottimo livello. Con cucina francese, indiana, cinese. Ma innanzitutto vietnamita, come il pesce al tamarindo o i gamberetti cotti nel latte di cocco. Le alternative sono infinite, i prezzi quasi sempre ragionevoli, il servizio impeccabile, e per scegliere forse il modo più pratico è quello di consultare il sito www.noodlepie.com. una guida ai locali della ex Saigon scritta da un inglese residente in città. Se Hanoi è storia, antica, coloniale e moderna, Ho Chi Min City è il futuro che diventa ogni giorno presente, con un brulicare di negozi, ristoranti, alberghi (il Park Hyatt, inaugurato nel 2006, è il più completo e il più elegante), locali notturni (il più popolare è il Go2), cinema e teatri. Una popolazione giovanissima la rende molto vivace, giorno e notte, mentre gli angoli più frequentati per godersi i silenzi e le atmosfere della città sono le pagode, luoghi di culto e di pellegrinaggi. La più suggestiva è la pagoda di Giac Lam, una costruzione del 1744, dove la tolleranza vietnamita si esprime sotto la forma di una religione buddhista che incorpora diversi elementi del taoismo e del confucianesimo. I monaci, che ancora custodiscono Giac Lam, fanno il doppio lavoro, accompagnando turisti e pellegrini. I primi si fermano davanti alle statue dorate (se ne contano più di cento) o nelle stanze decorate con pannelli colorati; i secondi, ammalati e anziani, fanno la fila davanti a una campana di bronzo che, secondo i fedeli, quando suona è in grado di esaudire le preghiere dei postulanti. Nella pagoda di Thien Hau, invece, si venera una dea che, secondo la leggenda, è in grado di volare sopra gli oceani su un tappeto e di cavalcare le nuvole ovunque desideri. E’ una storia diventata molto popolare negli ultimi tempi, perché esprime, con la sua metafora, il sentimento del popolo vietnamita che, avendo lasciato alle sue spalle secoli di guerre e di conflitti, finalmente si sente libero di volare, proprio come Thien Hau.

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La Vision di Galdo

Il punto Galdo

Cari amici, vi propongo la mia intervista pubblicata su Avoicomunicare. Parlerò di noi, della comunità di uomini e donne di Non Sprecare, della Grande Crisi e della Grande Occasione che abbiamo per definire una crescita più equa e con meno sprechi.

Infine vi parlerò del Premio Non Sprecare, la nostra iniziativa che premia le idee antispreco più utili e originali. Avete tempo fino al 30 settembre per candidarvi, cosa aspettate!

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