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Il Delta del Mekong – Dolce Vietnam\3. I misteri del Grande Fiume


Il Delta del Mekong. Il grande fiume che, scorrendo per oltre 4500 chilometri, attraversa la Cina, il Vietnam e la Cambogia è stato per secoli il teatro di continue incursioni militari tra popoli che si contendevano il controllo di una via strategica per attraversare l’Indocina e i più fertili campi di riso del mondo. Il Delta del Mekong, nel Vietnam che ha scoperto il turismo e ha aperto porte e finestre delle sue meraviglie, è diventato il luogo ideale per una passeggiata fluviale che si infila in angoli dove il tempo sembra fermo all’Ottocento. Le due tappe irrinunciabili della navigazione sono Can Tho e Chau Doc, addossate sul fiume con i loro mercati galleggianti e i  numerosi canali che intersecano il fiume. Can Tho è la città più grande del Mekong e il risveglio, alle prime luci dell’alba, dal balcone di una stanza dell’albergo Victoria è un’emozione unica. Allungando lo sguardo oltre il canale, dal quale salgono le voci dei contadini arrivati con le loro scorte, si intravedono le immense risaie e il paesaggio diventa una macchia verde della campagna vietnamita. Il fiume si può navigare affittando una barca, che quasi sempre è guidata da una donna, e girando per i canali affollati di piccoli mercati di frutta e verdura. La varietà dei prodotti che arrivano dalle campagne vietnamiti è impressionante: dal buoi, un’uva più dolce e meno acida, al du du, la papaya locale, della quale se ne contano oltre 45 specie diverse; dall’xoai, un grande e dolcissimo mango, al vu sua, un frutto dalla buccia liscia che produce un succo dolce e lattiginoso (il nome significa appunto “latte del seno”). Chau Doc, invece, è una piccola cittadina appollaiata sulle sponde del fiume Bassac, a pochi chilometri dal confine cambogiano, dove la principale attività economica non è l’agricoltura, ma la pesca. Da qui arriva quasi un terzo della produzione ittica del Vietnam, e i metodi di allevamento dei pesci sono rimasti quelli di qualche secolo fa, molto primitivi ma anche molto redditizi. Grappoli di case galleggianti sono costruite su bidoni di metallo vuoti, e al di sotto di ciascuna abitazione vengono sospese delle reti metalliche che formano gli allevamenti. Le famiglie nutrono direttamente i pesci, con qualsiasi avanzo e con un pastone di cereali e verdure: ciascuna gabbia può produrre fino a 400 tonnellate di pesce fresco e di altissima qualità. Un modo ideale per concludere il giro attraverso il Delta del Mekong è quello di imbarcarsi in un traghetto diretto all’isola di Phu Quoc, montuosa e boscosa, ma immersa in un’atmosfera tropicale con le sue spiagge di sabbia bianca e i villaggi di pescatori. Il turismo sta lentamente ingoiando questo paradiso terrestre dove hanno vissuto, nel corso dei secoli, preti missionari, imperatori e principi in fuga, avventurieri di qualsiasi risma: l’unico freno è rappresentato dalla decisione del governo di istituire il Parco nazionale di Phu Quoc che copre quasi il 70 per cento della superficie dell’isola. Ma purtroppo non basterà a salvare un luogo che, tra l’altro, proprio per il movimento di visitatori che attira è oggetto di un imprevedibile contenzioso tra il Vietnam e la Cambogia. Vista dall’alto, Phu Quoc appare come un’isola a forma di lacrima, con una serie di insenature quasi tutte accessibili anche via terra, con una passeggiata in motocicletta, il mezzo di trasporto più diffuso sul territorio. Le spiagge più belle sono quelle di Bai Sao e di Bai Dam, con una sabbia bianca finissima e con le tradizionali capanne di bambù, nelle quali si possono comprare acqua e bibite fresche. A terra, invece, oltre a una popolazione locale cordiale e gentile, sarete circondati da una particolare razza di cani da caccia, con la coda a ricciolo e la lingua blu: sono considerati abilissimi, e capaci di sentire le tracce dei loro padroni a oltre un chilometro di distanza. Ma se la caccia sull’isola è quasi scomparsa, anche perché la fauna locale è stata decimata, procedono invece a gonfie vele le coltivazioni di perle marine, ricavate dalle ostriche, e di pepe nero (quello di Phu Quoc viene considerato il più buono del Vietnam).  Gli alberghi sull’isola non sono di grande livello, anche perché nel tempo si sta consolidando un turismo di fascia medio-bassa, con l’unica eccezione della Veranda. E’ un resort, gestito da una società svizzera, di straordinaria eleganza con camere una diversa dall’altra, molto spaziose e tutte affacciate sulla spiaggia: il luogo giusto per concludere la  dolce fatica di un viaggio in Vietnam.

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La Vision di Galdo

Il punto Galdo

Cari amici, vi propongo la mia intervista pubblicata su Avoicomunicare. Parlerò di noi, della comunità di uomini e donne di Non Sprecare, della Grande Crisi e della Grande Occasione che abbiamo per definire una crescita più equa e con meno sprechi.

Infine vi parlerò del Premio Non Sprecare, la nostra iniziativa che premia le idee antispreco più utili e originali. Avete tempo fino al 30 settembre per candidarvi, cosa aspettate!

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