Ospedale Italia. Vita e dolore, legge e sopruso tra le corsie più affollate del Paese.
Edizioni Il Saggiatore, 1998
E’ il più grande ospedale del Sud Italia. Fra le sue corsie, i suoi vecchi padiglioni
e i suoi viali alberati, risiede ogni giorno una popolazione che ammonta a quindicimila
abitanti: una città nella città. Chi vive, di preciso, al Cardarelli di Napoli? I degenti, ovviamente,
il personale medico, paramedico e amministrativo; ma a questi si mescola una schiera brulicante di
contrabbandieri, parcheggiatori abusivi, “badanti”, venditori vari e fattorini improvvisati: un’umanità
diseredata, insomma, in cerca di un lavoro, una dimora o una qualche sorta di protezione. Così, fra
legalità e soprusi, si è intrecciato negli anni un tessuto sociale imprevedibile, un gigantesco organismo
in cui sono attive, per esempio, quarantadue sigle sindacali accreditate. Antonio Galdo si è documentato
scrupolosamente su questa realtà, ne ha studiato il divenire e ha parlato a lungo con chi al Cardarelli
lavora, soffre e sopravvive. Si è avventurato fra vicende di paternalismo e corruzione, malavita
organizzata e clientelismo, nelle malebolge degli appalti, dei concorsi e delle disfunzioni; scoprendo,
però, casi di straordinaria abnegazione umana, di alta professionalità e perfino di progresso tecnologico.
La sua indagine, sorretta da un’intensa passione conoscitiva e civile, scandita da un
ritmo graffiante, è imparentata, idealmente, con le pagine di uno Sciascia o di una
Ortese, non è una divagazione sulla tavolozza del colore locale. E’ una profonda
riflessione sul costume di un popolo, sui meccanismi comportamentali e psicologici che
fanno di un ospedale un autentico microcosmo, uno specchio esemplare della società
meridionale. O più semplicemente italiana.