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Libri

Basta Poco

Edizioni Einaudi, 2011

Basta Poco Basta poco per cambiare il mondo, passo dopo passo.
E basta poco a chi vuole vivere bene, felice e senza sprechi. Dopo Non sprecare, Antonio Galdo ritorna sul necessario (e possibile) cambiamento del nostro modello di consumo e di sviluppo, raccontando le grandi idee che potrebbero salvare il pianeta, ma anche i comportamenti quotidiani che migliorano il mondo intorno a noi. Se la crisi globale rischia di rendere tutti più poveri, forse vale la pena di riscoprire la sobrietà; se l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali sta minacciando il nostro futuro, forse bisogna capire che si può vivere meglio con meno; se le nostre giornate sono assediate dal lavoro, dal traffico, dallo stress, forse si può tornare a un rapporto più equilibrato con il tempo e lo spazio che ci circonda. Come possiamo liberarci dalla dipendenza del petrolio? Come possiamo utilizzare meglio gli strumenti tecnologici che abbiamo, senza farcene dominare? Come tornare al piacere della normalità, senza finire nell’ossessione della decrescita? Un libro di storie da tutto il mondo, alla frontiera dell’innovazione, ma anche della dimensione individuale delle nostre scelte quotidiane.

Hanno scritto:

Galdo ha scritto un libro ottimista e ironico, e questo è un grande merito. Una delizia…
Alberto Bevilacqua, Corriere della Sera
Un libro che racconta storie, frugando alla frontiera tra innovazione e ricerca personale. Basta poco per migliorare l’equilibrio del pianeta.
Antonio Cianciullo, La Repubblica
Un libro necessario, direi indispensabile.
Antonella Cilento, Il Mattino
Un testo snello ed elegante, che arriva a pennello per i tempi che stiamo vivendo
Giampiero Mughini, Libero
Camminare. Conservare. Conversare. A pensarci bene, tre verbi, che apparentemente in comune hanno la sola iniziale, possono cambiare la nostra vita. La ricetta di Galdo è semplice e rimette in discussione un modello economico, sociale e culturale che ha fallito.
Sabina Minardi, L’Espresso
Storie da tutto il mondo che dimostrano come Basta Poco, veramente poco, per cambiare stile di vita e modello di sviluppo.
Brunella Schisa, Venerdi di Repubblica
Un libro che aiuta a vivere meglio senza scivolare nelle ossessioni, comprese quelle verdi.
Paola Tavella, Io Donna
Una densa riflessione e una panoramica dal mondo per ribellarsi alla società dell’usa e getta e dello spreco.
Chiara Zappa, Avvenire
Galdo suggerisce la spinta per una nuova filosofia di vita
Maurizio Tortorella, Panorama

Non Sprecare

Edizioni Einaudi, 2008

Non Sprecare Provate a immaginare quale sarebbe stato l'undicesimo comandamento. Siamo diventati tutti spreconi. Terribilmente spreconi. Per i motivi più svariati: abitudine, indifferenza, distrazione. O anche miopia e vizio. Viviamo con l'orologio sincronizzato nel tempo della società «usa e getta» e siamo ossessionati da uno stile, ormai diventato naturale, che si traduce nella cancellazione della parola sobrietà, considerata fuori moda, e nello sperpero di cose tangibili, dalle risorse naturali al cibo, e di beni immateriali. I più importanti, quelli che non hanno prezzo, non si trovano sul mercato, eppure ci appartengono come parte integrante della persona umana. La vita (e il suo dopo, cioè la morte), la salute, la bellezza, il tempo, le parole, il talento. La lotta contro lo spreco, che cova come un serpente dentro ciascuno di noi, è affidata allo sforzo di alcune minoranze. Magari anche di singole persone, forti e coraggiose. Sono loro che invocano e praticano il dittico «Non sprecare».

Hanno scritto:

In tempi di crisi serve una nuova sobrietà: Antonio Galdo la declina
Paola Coppola, La Repubblica
Un manuale di vita quotidiana e una riflessione profonda sul valore della persona
Gianfranco Fabi, Il Sole 24 Ore
Un libro che tutti dovrebbero leggere
Carlo Sgorlon, Il Gazzettino di Venezia
Una denuncia profetica e un invito alla speranza
Gennaro Matino, Il Mattino
Un bel libro, per raccontare l’undicesimo comandamento
Umberto Brindani, Style-Il Corriere della Sera
Non sprecare, nuovo precetto per tutti noi
Marina Roscani, Il Corriere Adriatico

Fabbriche. Storie, personaggi e luoghi di una passione italiana.

Edizioni Einaudi, 2007

Fabbriche. Storie, personaggi e luoghi di una passione italiana. Sono state le fabbriche della follia. Di una lucida, accecante pazzia che ha stravolto i connotati dell’Italia, fino a trasformare un Paese di agricoltori e di mezzadri in una opulenta potenza industriale. Una generazione di imprenditori si è tuffata a capofitto nel vortice della produzione in serie, delle catene di montaggio, delle ciminiere. Non avevano soldi, e sono andati a prenderli ovunque: anche sotto i materassi dei contadini che nascondevano i risparmi di un raccolto generoso, di una buona vendemmia. Serviva spazio, e lo hanno trovato ingoiando le campagne, avvicinandole ai centri urbani, e attrezzando delle gigantesche company town.

E’ un viaggio nell’Italia di ieri e di oggi, quello attraverso il quale ci conduce Antonio Galdo. Una galleria di luoghi e personaggi nei quali riconosciamo i segni di un Paese in perenne trasformazione lungo il filo di una stessa passione oggi quasi dimenticata. Da Sesto San Giovanni a Borgo Panigale, da Alberto Pirelli a Pietro Barilla, da Aristide Merloni a Pilade Riello, dai primi capannoni della Fiat alla Technogym. Fino ai call center dell’Atesia, regno metafisico del post-operaio.

Hanno scritto:

Una bella storia, tutta italiana
Miriam Mafai, La Repubblica
Leggetela, questa storia italiana: resterete a bocca a aperta, come un cinese
Adriano Sofri, Panorama
La fabbrica simbolo e status, una memoria che ha lasciato una traccia profonda nel nostro Paese
Mario Margiocco, Il Sole 24Ore
Se volete capire le trasformazioni del capitalismo italiano, questo è senza dubbio un libro da leggere
Fabio Ranchetti, Il Corriere della Sera
Un libro che mescola insieme passato e presente
Giuseppe Berta, La Stampa
Un libro da leggere tutto di un fiato
Mauro Cereda, Avvenire
Un racconto limpido e affascinante
Antonio Ghirelli, Il Riformista

Pietro Ingrao, il compagno disarmato.

Edizioni Sperling & Kupfer, 2004

Pietro Ingrao, il compagno disarmato. La parabola politica di Pietro Ingrao coincide con i destini del comunismo e attraversa i grandi avvenimenti del Novecento: sulla sua pelle bruciano le passioni, le battaglie e le scelte di intere generazioni che, con i loro sogni, hanno dovuto fare i conti con la storia. Eppure, nessun uomo politico è riuscito, come lui, a esercitare un fascino così costante nel tempo e tuttora ancora integro. La figura di Ingrao incarna le ragioni e le speranze che hanno tenuto insieme, sul piano politico e umano, un popolo più che un partito. Nel ripercorrere la sua lunga esperienza, Antonio Galdo ci accompagna negli eventi decisivi della storia moderna: le due guerre mondiali, il nazismo e lo stalinismo, il crollo del Muro di Berlino, i conflitti del terzo millennio. Parallelamente allo scorrere degli eventi, viene svelato l’Ingrao più segreto: il poeta, il marito innamorato, il rivoluzionario che ha pensato di farsi monaco. Un uomo affascinante nella sua complessità, che ancora oggi si interroga, ricostruisce e giudica con lucidità i suoi errori e le sue scelte di vita. Un uomo che, sulla soglia dei novant’anni, non ha perso il gusto della battaglia e la voglia di stare in campo. E che non rinuncia a un appello alle nuove generazioni: abbandonare la violenza come strumento di lotta politica.

Hanno scritto:

Non un libro intervista, ma piuttosto il rendiconto pubblico e privato di un appassionato viaggio nel Novecento, in forma di dialogo tra l’autore e il viaggiatore
Paolo Franchi, Il Corriere della Sera
Il Pietro Ingrao che non ti aspetti
L’Avvenire
Una sorta di autobiografia di gran parte dell’intelligentsia militante nella sinistra alternativa
Il Sole 24 Ore
Un bel libro
Il Foglio
Da queste pagine viene fuori una figura animata da pulsioni autentiche, l’ultima delle quali è quel pacifismo integrale che ancora una volta lo fa sentire in consonanza con gli umori medi della sinistra
Nello Aiello, La Repubblica

Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana.

Edizioni Sperling & Kupfer, 2003

Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana. Chi comanda in Italia? E innanzitutto: quali sono le scuole del potere? Antonio Galdo attraversa, con un lungo e affascinante viaggio che parte dal dopoguerra e arriva ai nostri giorni, i più importanti universi dai quali proviene la classe dirigente italiana. Dall’Iri all’università Cattolica, dai sindacati ai partiti, da quelli che un tempo erano i simboli degli ormai ex “poteri forti” (Banca Commerciale, Mediobanca e Fiat) ai santuari della videocrazia. Fino alle blasonate tecnocrazie: la Banca d’Italia, il Consiglio di Stato, il corpo diplomatico. Con la caduta della Prima Repubblica, e con la devastante scossa di Tangentopoli, si è dissolta un’intera classe dirigente, sono emerse altre élite, è aumentata l’importanza di alcune organizzazioni anche grazie alla loro forza sul territorio: dai nuovi partiti come Forza Italia e la Lega fino alla superlobby di Confindustria. All’ombra di una Chiesa che ha scelto, con realismo, di puntare sui movimenti più che su una improbabile ricostruzione del partito dei cattolici, è cresciuto il peso di reti come quelle di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei. La mappa dell’establishment, completamente stravolta rispetto all’ultimo mezzo secolo di storia, è circondata dalla diffusa inquietudine di un Paese che si interroga sulla fragilità dell’attuale classe dirigente. E si chiede: Saranno potenti?

Hanno scritto:

Uno spaccato sul potere in Italia
Il Messaggero
Poteri forti e poteri deboli: finalmente la verità
Il Sole 24 Ore
Un’analisi accurata e senza sconti della nostra classe dirigente
La Repubblica
La storia delle scuole dove si è formato l’establishment italiano
Il Corriere della Sera

Guai a chi li tocca. L’Italia in ostaggio delle corporazioni.

Edizioni Mondadori, 2000

Guai a chi li tocca. L’Italia in ostaggio delle corporazioni. I tassisti difendono licenze e prezzi delle corse con un centinaio di associazioni; i primari si spartiscono ogni centimetro degli ospedali; aerei, treni e tir, per muoversi, devono attraversare ben 63 accordi di categoria; e in montagna bisogna stare attenti anche quando si prendono lezioni: una legge traccia il confine, con un articolo su piccozza e rampone, tra guida alpina e maestri di sci.

E’ l’Italia delle corporazioni e dei mestieri, decisa a proteggere il proprio feudo nell’assoluto disinteresse del bene pubblico. E’ l’Italia delle lobby inattaccabili, delle professioni e delle categorie gelose di privilegi e prerogative conquistate a suon di leggi in anni di . E’ l’Italia dei mille sindacati che paralizzano ogni decisione con potere di veto e infinite interdizioni.

Guai a chi li tocca è un lungo e sorprendente viaggio alla scoperta dei veri padroni d’Italia. I loro volti, le loro storie e i privilegi che controllano come tanti piccoli feudi. Storie di potenti notai, medici-baroni, farmacisti per eredità, gondolieri padroni di Venezia, e ancora racconti, come quello di Indro Montanelli, che non sa neppure l’indirizzo dell’ordine dei giornalisti, o di Gherardo Colombo, che riconosce l’anomalia degli avanzamenti automatici di carriera nella magistratura.

Da queste pagine emerge il ritratto corrosivo di una società civile sempre più frazionata che tiene in ostaggio un intero ceto politico e con esso tutto il Paese e la scommessa della sua modernizzazione.

Hanno scritto:

Galdo non concede attenuanti ai feudatari d’Italia
Corriere della Sera
Un viaggio che mette a nudo le lobbies inattaccabili
Il Mattino
Benvenuti nell’Italia ostaggio delle corporazioni
Il Giornale
Un’attenta e irruenta osservazione della società italiana
Il Sole 24 Ore
Ecco il regno di Babele in cui siamo finiti
La Stampa
Il lavoro di un bravissimo giornalista
La Repubblica

Ospedale Italia. Vita e dolore, legge e sopruso tra le corsie più affollate del Paese.

Edizioni Il Saggiatore, 1998

Ospedale Italia. Vita e dolore, legge e sopruso tra le corsie più affollate del Paese. E’ il più grande ospedale del Sud Italia. Fra le sue corsie, i suoi vecchi padiglioni e i suoi viali alberati, risiede ogni giorno una popolazione che ammonta a quindicimila abitanti: una città nella città. Chi vive, di preciso, al Cardarelli di Napoli? I degenti, ovviamente, il personale medico, paramedico e amministrativo; ma a questi si mescola una schiera brulicante di contrabbandieri, parcheggiatori abusivi, “badanti”, venditori vari e fattorini improvvisati: un’umanità diseredata, insomma, in cerca di un lavoro, una dimora o una qualche sorta di protezione. Così, fra legalità e soprusi, si è intrecciato negli anni un tessuto sociale imprevedibile, un gigantesco organismo in cui sono attive, per esempio, quarantadue sigle sindacali accreditate. Antonio Galdo si è documentato scrupolosamente su questa realtà, ne ha studiato il divenire e ha parlato a lungo con chi al Cardarelli lavora, soffre e sopravvive. Si è avventurato fra vicende di paternalismo e corruzione, malavita organizzata e clientelismo, nelle malebolge degli appalti, dei concorsi e delle disfunzioni; scoprendo, però, casi di straordinaria abnegazione umana, di alta professionalità e perfino di progresso tecnologico.

La sua indagine, sorretta da un’intensa passione conoscitiva e civile, scandita da un ritmo graffiante, è imparentata, idealmente, con le pagine di uno Sciascia o di una Ortese, non è una divagazione sulla tavolozza del colore locale. E’ una profonda riflessione sul costume di un popolo, sui meccanismi comportamentali e psicologici che fanno di un ospedale un autentico microcosmo, uno specchio esemplare della società meridionale. O più semplicemente italiana.

Hanno scritto:

Un’impressionante galleria di personaggi che suscitano indignazione, compassione e sorriso
Stefano Zurlo, Il Giornale
Un libro che ricorda i saggi di Foucault
Sebastiano Maffettone, Il Sole 24Ore
Un’inchiesta piena di intelligenza e di accuratezza professionale
Mario Fortunato, L’Espresso

Intervista a Giuseppe De Rita sulla borghesia in Italia.

Edizioni Laterza, 1996

Intervista a Giuseppe De Rita sulla borghesia in Italia. Alla ricerca di una borghesia che non c’è. In compagnia di un ricercatore sociale che da decenni ha saputo interpretare l’evoluzione della società italiana, individuandone volta per volta gli sviluppi e le contraddizioni. Un viaggio attraverso cinquant’anni di storia nazionale che apre squarci profondi, con giudizi spregiudicati su avvenimenti e protagonisti.

Hanno scritto:

Un lavoro completo, scritto bene, che aiuta a capire l’Italia
Indro Montanelli
Uno dei testi fondamentali della nostra storiografia
Eugenio Scalfari
Leggetelo, e capirete chi siamo
Innocenzo Cipolletta

Denaro contante.

Edizioni Rizzoli, 1990

Denaro contante. L’Europa del denaro è già una sola grande nazione. L’agenzia supermercato in Inghilterra, il bancario robot in Francia, le prostitute vittime dei signori dei soldi in Germania, l’euforia del miracolo economico in Spagna, la creazione di un nuovo paradiso fiscale in Lussemburgo: dovunque le banche alzano le loro bandiere con slogan ispirati al dominio, alla potenza, alla ricchezza. Il vento della modernizzazione e una concorrenza sfrenata hanno in pochi anni rivoluzionato il lavoro nelle agenzie ma anche il rapporto con il cliente. Dallo studente al pensionato, dal disoccupato al piccolo imprenditore: nessuno può sfuggire ai tentacoli e alla seduzione del mercato del denaro.

Ma le banche rappresentano anche gli osservatori privilegiati per scoprire il cambiamento delle metropoli europee. Parigi rincorre il Duemila con le Piramidi di vetro nel cuore dell’antica città e il Minitel diffuso come il telefono. Londra difende le sue tradizioni, dal sangue blu al posto di lavoro che non deve essere mai considerato una certezza. I monumenti di Francoforte, interamente ricostruita dopo la guerra, ormai sono i grattacieli delle banche, che i tedeschi chiamano i palazzi del “dare” e dell’ “avere”. Denaro contante è un lungo reportage per capire dove va l’Europa dei soldi, e quali spazi ha in questo mercato l’Italia. Ma, innanzitutto, è un libro che ricorda perché “il denaro è l’uomo”.

Hanno scritto:

Un libro documentato e divertente
dalla prefazione di Guido Carli